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Cattedrale di Bari

Progetto di restauro delle superfici lapidee esterne, della copertura e restauro della pavimentazione

  • Committente:
    Arcidiocesi di Bari-Bitonto
  • Anno:
    2001
  • Tipo:
    restauro
  • Status:
    realizzato
  • Team:
    arch. Fernando Russo
  • Consulenti:
    Luciano Romano fotografo
  • Superficie:
    2000 mq
  • Localizzazione:
    Bari - Italia
 

La Cattedrale ha impianto di tipo basilicale, impostato su transetto e tre navate, delimitate da due file di otto colonne su cui poggiano i finti matronei, sulla cui iniziale esistenza sussistono dubbi, atteso che l’individuazione di tracce di un preesistente ballatoio pensile, di collegamento fra gli esaforati esterni e gli ambienti retrostanti il catino absidale, fanno dubitare della contestuale presenza di un livello calpestabile che definisse, come in altre realtà, dei matronei pienamente utilizzabili.
Al centro del presbiterio è impostato il ciborio di Alfano da Termoli ricostruito nell’anno 1953 con i frammenti recuperati dalla demolizione effettuata nel corso delle trasformazioni barocche del XVIII secolo. Al centro della navata laterale sinistra si accede alla cosiddetta Trulla le cui caratteristiche architettoniche la configurano quale possibile antico battistero, successivamente trasformato in sagrestia: essa rappresenta, al pari della Cripta, l’unica trasformazione dell’intervento settecentesco realizzato da Domenico Antonio Vaccaro. La copertura della Cattedrale infine, ha configurazione a tetto a falde inclinate impostate su capriate lignee a vista, sulle quali svetta il campanile superstite ricostruito negli anni ’50. E sempre la parte centrale del prospetto principale è segnata dalla presenza di un grande rosone, ricostruito nel corso dei restauri degli anni ’30, sul quale si compone un archivolto ornato con figure antropomorfe. Altro elemento caratterizzante l’insieme delle masse è il grande tiburio a forma ottagonale che sostiene la cupola della Cattedrale.
L’intervento di restauro è stato graduato a seconda dello stato di gravità del degrado ed è stato condotto evitando di procedere ad operazioni di pulitura eccessivamente radicali, al fine di non danneggiare la naturale patina di invecchiamento e consentire quindi l’asportazione dei soli depositi di sporco nonché dei prodotti di alterazione. Si è proceduto preliminarmente ad un trattamento generalizzato teso alla eliminazione della vegetazione spontanea presente dei setti ed interstizi, da eseguirsi manualmente e previo trattamento a mezzo di diserbanti; quindi si è dato corso all’ispezione e pulitura a mano delle superfici murarie e con l’ausilio di spazzole di setola morbide.
Nelle parti del paramento liscio su cui sono presenti annerimenti più tenaci e croste nere è stato previsto il trattamento con irrorazione di acqua deionizzata atomizzata o con impacchi a base di polpa di carta ed acqua distillata. L’intervento di rifacimento dei manti di copertura ha interessato particolarmente la navata laterale sinistra che presenta scarsa tenuta all’acqua piovana, ed in ogni caso, ha riguardato anche le restanti navate con una azione globale di revisione dei medesimi.